Olympe de Gouges e la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”

Una femminista ante litteram, Olympe De Gouges è stata senza dubbio questo e non solo. La sua storia merita di essere raccontata anche se Olympe, nata Marie Gouze a Montauban il 7 maggio 1748, ha per molto tempo subito la sorte di altre donne prima e dopo di lei. Infatti, se la storia, quella con la “s” maiuscola, è da sempre considerata il prodotto dell’azione degli uomini, tanti sono i nomi delle donne a lungo dimenticate o volutamente epurate dalla narrazione ufficiale. Fortunatamente, il lavoro di molt* studios*, soprattutto nel secondo dopoguerra, ha permesso a posteriori di riscoprire le vicende di quante contribuirono, seppur tra mille difficoltà, a cambiare il mondo. Ho avuto la fortuna di “conoscere” Olympe de Gouges soltanto all’università ma spero che nei programmi di elementari, medie e licei vengano presto inserite anche figure femminili di questo livello.

La madre di Marie, Anne-Olympe Mouisset, della quale la figlia deciderà in seguito di portare il nome, si sposa nel 1737 con il commerciante Pierre Gouze. Olympe assume quindi il cognome di Pierre, che poi modificherà in “Gouges” e al quale aggiungerà il “de”, ma la madre le confida presto di essere la figlia naturale del poeta Jean-Jacques Le Franc de Pompignan che tuttavia non la riconobbe mai, anche se espresse più volte il desiderio di occuparsi della sua educazione, proposta che Anne rifiutò categoricamente.
Sposatasi appena sedicenne, nel 1765, con Louis-Yves Aubry, Olympe rimase subito incinta e, dopo poco tempo, vedova. Deciderà di non risposarsi mai.
Nel 1770 lascia Montauban col figlio Pierre, futuro generale dell’esercito della Repubblica, per raggiungere a Parigi, città in cui il figlio avrebbe potuto avere un’educazione adeguata. Spesso additata come “cortigiana” o “prostituta”, in realtà, Olympe non conduce una vita dissoluta. Ha diverse relazioni con uomini che la mantengono e grazie ai quali riuscirà ad inserirsi nel mondo borghese e ad affermarsi come scrittrice e drammaturga con una compagnia propria ma la sua vita privata non sarà mai oggetto di scandalo.

Infatti, sono soprattutto le battaglie politiche da lei promosse a favore delle categorie più deboli della società francese del tempo, le donne, i neri, i bambini, gli anziani e i poveri, che attrarranno su di lei le ire dei sostenitori del Terrore post rivoluzionario. Ma è proprio la sua visione politica che la rende il personaggio incredibile che è e che merita di essere conosciuto.
Dal 1788 inizia a pubblicare i suoi scritti, nei quali vengono espresse idee estremamente progressiste per l’epoca. Olympe si batte infatti non solo per il riconoscimento dei diritti delle donne, escluse dopo la Rivoluzione dagli organi decisionali della nuova Repubblica, ma anche per l’abolizione della schiavitù e per la creazione di una rete di strutture di accoglienza per orfani e anziani.

Lo sguardo lucido e moderno che Olympe getta sulla realtà delle donne del suo tempo si palesa anche nel suo scritto più noto, la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” del 1791, uscita un paio di anni dopo la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” (1789). La “Dichiarazione” di de Gouges è infatti estremamente critica verso la versione “maschile” del documento, nel quale la donna non viene considerata. Come può la donna essere “cittadino” se le disparità sociali, politiche ed economiche che caratterizzavano la sua condizione, rispetto a quella molto più libera dell’uomo, le impedivano di partecipare attivamente alla vita pubblica e di decidere della propria vita privata? La libertà di opinione e di autodeterminazione, il diritto al voto e all’essere considerate parte di una società alla quale le donne contribuivano: queste erano le rivendicazioni alla base della dichiarazione. Rivendicazioni che, se non del tutto, almeno in parte, sono valide ancora oggi.

Nell’articolo 10 si legge: ” la donna ha il diritto di salire sul patibolo, essa deve avere pure quello di salire sul podio sempre che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla Legge”. Il patibolo è purtroppo il luogo dove Olympe concluderà la sua esistenza. Verrà ghigliottinata il 3 novembre 1793, all’età di 45 anni, “per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica“.

Eleonora Panseri

Ph. Google Creative Commons

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