Le profonde radici della misoginia

Da Eva che mangia il frutto proibito, Pandora che apre il vaso con tutti i mali del mondo, fino allo stoicismo nemico dei piaceri (quindi delle donne): la lista delle persecuzioni a danno del genere femminile è parecchio nutrita. «Nessun gruppo al mondo è mai stato attaccato così a lungo e in maniera così feroce», parola di Guy Betchel, storico francese che prima espone dettagliatamente la demonizzazione della donna che precede l’epoca dei roghi, salvo poi affermare che d’altronde si bruciavano vivi anche gli uomini. Giungendo alla conclusione che no, la caccia alle streghe non è una manifestazione di misoginia.

La giornalista svizzera Mona Chollet, nel suo “Streghe. Storie di donne indomabili dai roghi medioevali al #MeToo”, rivela invece tutto il contrario: «La strega incarna la donna libera da ogni dominio, da ogni limitazione; è un ideale cui tendere, e ci indica il cammino». In questa frase c’è tutto ciò contro cui combattono le donne da sempre. Il dominio maschile, che pretende di controllare tutti gli aspetti della realtà. E le limitazioni, conseguenza della minaccia all’ordine precostituito dal maschio. Tra le oppressioni più cruente troviamo proprio la caccia alle streghe.

Iniziata in Europa tra il XVI e il XVII secolo ad opera dei tribunali civili, ha dato vita a strampalati quanto agghiaccianti processi. I patti con il diavolo costituivano l’accusa più comune e della quale era praticamente impossibile dimostrare il contrario. Così facendo, l’85 per cento delle sentenze erano di condanna, a morte ovviamente. Dopo giorni di torture, il rogo arrivava quasi come una liberazione.

Ma se parlare di streghe nel 2021 può sembrare anacronistico, Chollet spiega come il loro martirio abbia influito sulla visione del mondo che abbiamo ancora oggi.

Tra le accusate di stregoneria troviamo principalmente nubili e vedove, quindi donne considerate pericolose in quanto non più subordinate ad un uomo. Nessuna differenza con lo stigma associato alla donna single.

Per non parlare della criminalizzazione dell’aborto e della contraccezione. Proprio le streghe venivano etichettate come “antimadri” e accusate di cibarsi di bambini durante i loro riti malefici.

«La vecchiaia delle donne resta, in un modo o nell’altro, brutta, vergognosa, minacciosa, diabolica», prosegue Chollet. Per le donne anche invecchiare è una colpa: il prototipo della strega infatti è anziana, ricurva su se stessa, dalle mani nodose e deformi. Per evitare questo impietoso destino, i trattamenti anti-età offerti dal mercato sono infiniti, per non parlare del business che ruota intorno alla chirurgia estetica. Invece gli uomini invecchiando migliorano, e se stanno con una ragazza molto più giovane tanto meglio…

Si arriva fino alle illustri streghe che hanno avuto l’ardire di entrare in politica: prima Margaret Thatcher, alla cui morte non si è persa occasione per intonare “Ding dong, the witch is dead!” del Mago di Oz, poi Hillary Clinton, che durante la campagna elettorale del 2016 è stata spesso paragonata a un’arpia.

«La forza degli stereotipi e dei pregiudizi può avere in sé qualcosa di profondamente demoralizzante; ma è anche una possibilità per tracciare nuovi percorsi. È un’occasione per assaporare le gioie dell’insolenza, dell’avventura e della scoperta», in queste parole di Chollet un’esortazione da cogliere al volo, ancora meglio se a cavallo di una scopa.

Chiara Barison

Una replica a “Le profonde radici della misoginia”

  1. […] le streghe sono orrendamente vecchie e sempre malvagie?Come ci racconta Mona Chollet nel suo libro “Streghe. Storie di donne indomabili: dai roghi medievali al #metoo”, l’immagine della strega come la conosciamo oggi arriva da un passato non troppo recente. La […]

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