“Donna non si nasce, lo si diventa”

Il 9 gennaio 1908 nasce Simone Lucie Ernestine Marie Bertrand de Beauvoir, scrittrice, saggista, filosofa esistenzialista, professoressa, massima esponente del femminismo emancipazionista e autrice del testo cardine, e indiscusso capolavoro, della seconda ondata: “Il secondo sesso”.

Figlia di Françoise Brasseur e Georges Bertrand de Beauvoir e sorella di Henriette – Hélène, di due anni più giovane, trascorrerà un’infanzia difficile, a seguito delle ristrettezze economiche affrontate dalla famiglia e causate dalla bancarotta del nonno materno Gustave Brasseur.
Studiosa appassionata fin dalla giovinezza, nel 1926 decide di iscriversi alla facoltà di Filosofia della Sorbona, fatto insolito per una donna in quegli anni. Il destino delle sue coetanee era all’epoca quello di trovarsi un marito e mettere su famiglia al più presto. Ma proprio a causa della difficile situazione economica familiare, e della conseguente assenza di dote, sia Simone che Henriette si rimboccheranno le maniche per trovare un impiego (cosa che il padre Geroges vivrà come un fallimento). Laureatasi con una tesi su Leibniz, nel 1929 ottiene la cosiddetta “agrégation“, ovvero l’idoneità all’insegnamento riservata ai migliori allievi francesi. Diventa così, a soli 21 anni, la più giovane insegnante di filosofia di Francia, classificandosi seconda all’esame di idoneità (superando Paul Nizan e Jean Hyppolite e perdendo di poco contro Jean-Paul Sartre, bocciato l’anno precedente). Sartre sarà l’uomo che accompagnerà De Beauvoir per tutta la vita: i due tuttavia non si sposeranno mai e imposteranno una relazione aperta che permetterà loro di frequentare altre persone. In alcuni casi, la libertà sentimentale e sessuale della scrittrice e filosofa le causerà non pochi problemi.  

Nel 1943, infatti, De Beauvoir verrà allontanata dall’insegnamento, a causa della storia avuta qualche anno prima con una studentessa che, all’epoca dei fatti, non aveva ancora raggiunto i 15 anni, l’età del consenso fissata ai tempi in Francia. Da questo momento in poi, la donna potrà dedicarsi interamente alla scrittura. Esce in quell’anno il primo romanzo, “L’invitata”, che racconta, appunto, il rapporto intercorso tra De Beauvoir, Sartre e Olga Kosakievicz, l’ex allieva. Tra il 1943 e il 1946 scrive “Pirro e Cinea”, un trattato di etica, i romanzi “Il sangue degli altri” e “Tutti gli uomini sono mortali” e la sua unica opera teatrale, “Le bocche inutili”. Partecipa, seppur marginalmente, alla Resistenza francese con il partito Socialismo e Libertà.

Nel dopoguerra, e precisamente nel 1949, pubblicherà “Il secondo sesso”. Il testo propone a chi legge un lungo excursus, storico, sociale e politico, nel quale la filosofa analizza la creazione del mito della femminilità e le conseguenze concrete che questa mitologia ha avuto, aveva in quegli anni e, sfortunatamente, tutt’oggi ha sulla vita delle donne.

Donna non si nasce, lo si diventa

Da “Il secondo sesso” è tratta questa frase, ancora oggi famosissima e spesso fraintesa, che si riferisce proprio all’identità femminile la cui costruzione non è mai stata appannaggio esclusivo delle dirette interessate. Secondo De Beauvoir, l’emancipazione del “secondo sesso” poteva avvenire solo e soltanto attraverso l’accesso al lavoro e l’indipendenza economica, ed il conseguente riconoscimento dei diritti civili e politici. Tra i tanti temi, l’incapacità delle donne di riconoscersi come un “noi”, conseguenza della subordinazione economica che le avvicina agli uomini piuttosto che a quante subiscono lo stesso destino, ma anche il rifiuto dell’inferiorità “naturale” della donna e della maternità come suo destino fisiologico.

Da questo momento in poi De Beauvoir si mobiliterà attivamente per le battaglie femministe della seconda ondata e verrà annoverata tra le iniziatrici di questa fase del movimento. Nel 1971 sottoscrive “Il Manifesto delle 343”, pubblicato sulla rivista Nouvel Observateur, nel quale 343 donne dichiaravano di aver abortito, esponendosi alle conseguenze penali, visto che in quegli anni la pratica era ancora illegale, e rivendicando il loro diritto a farlo. Non mancarono le durissime critiche e, a partire da una vignetta della rivista Charlie Hebdo, il documento fu soprannominato “Il Manifesto delle puttane”. Nonostante tutto, “Il Manifesto” rimane comunque tra i contributi che in maniera significativa portarono all’approvazione della “legge Veil“: nel gennaio del 1975 la Francia riconosceva alle donne il diritto di abortire. Nel 1977 fonda la rivista Questions féministes, insieme a Christine Delphy, Colette Capitan, Colette Guillaumin, Emmanuèle de Lesseps, Nicole-Claude Mathieu, Monique Plaza e successivamente anche Monique Wittig.

Nel 1980 muore Jean Paul Sartre, De Beauvoir commenterà così la dipartita del compagno di vita:

La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà.
È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo”

Lei lo seguirà sei anni dopo, il 14 aprile 1986, e oggi i due riposano, l’una accanto all’altro, nel cimitero di Montparnasse.

Il contributo di De Beauvoir continua ad essere d’ispirazione per il mondo della filosofia e per le donne, femministe e non, di ogni epoca e paese.
La sua figura resta una delle più importanti e affascinanti del ‘900.

Eleonora Panseri

Fonti:
Carlotta Cossutta, “Profilo di Simone De Beauvoir“, APhEx 17, 2018 (ed. Vera Tripodi).

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