“Lucky” o l’apologia della brava ragazza

«Molti di noi hanno uno scopo che non scelgono, ma che al contrario va a stanarli con l’ostinazione tipica di questo genere di fenomeni. Sottrarsi a questo non era possibile, per il mio bene e per quello di tutte le vittime ridotte al silenzio dalla vergogna o da imperativi familiari o culturali».

Alice Sebold aveva solo 18 anni quando, diretta verso la residenza universitaria di Syracuse in cui alloggiava, è stata aggredita e violentata da uno sconosciuto. Nel suo libro c’è tutto il dolore dell’evento in sé, compresa la tragicità del riviverlo per farne una testimonianza che sia di aiuto per gli altri.

“Lucky”, fortunata, così è stata definita dal poliziotto che raccolse la sua deposizione quella notte del 1981. Nello stesso luogo un’altra ragazza prima di lei fu uccisa. «Uno stupratore può violentare non solo il corpo ma anche la mente – spiega Sebold – se potessi avere una gomma magica e cancellare quella notte lo farei in un batter d’occhio».

Nonostante tutto, Sebold riesce a scorgere l’abbozzo di una benedizione: l’autrice si sofferma ad analizzare il ruolo che l’estrazione sociale delle parti in causa ha avuto nel processo. Lei infatti è bianca, benestante, istruita e all’epoca dello stupro fu accertato che fosse ancora vergine.

Al contrario, il suo aggressore era povero, nero e con precedenti penali. Anche se sembra assurdo, la verginità e il suo abbigliamento pudico giocarono un fondamentale ruolo a suo favore.

Detto questo, il processo fu tutt’altro che una passeggiata. Emotivamente devastante, le conseguenze hanno prodotto strascichi in tutte le pieghe dell’esistenza di Sebold: alcol, eroina, relazioni tossiche, sindrome da stress post traumatico. Nonostante la condanna del suo violentatore, parla della vittoria come «una condizione fuggevole, balena per un attimo e poi si spegne».

E provoca i lettori: «Prendete lo stesso identico caso e provate a invertire i ruoli. Esempio: lo stupratore è un professionista bianco appartenente alla classe media o alta e proviene da una famiglia rispettabile. Violenta una prostituta filippina transessuale in una camera d’albergo. Il delitto è esattamente lo stesso, ma le possibilità che l’imputato venga condannato? Nemmeno lontanamente paragonabili».

P.s.: vale la pena di leggere anche “Amabili resti”, altro capolavoro di Sebold. Nel 2009 ne è stato tratto un film con Saoirse Ronan nei panni della protagonista.

Chiara Barison

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