Mario Draghi e il rilancio del Paese: serve il «coinvolgimento delle donne»

Mario Draghi e il rilancio del Paese: serve il «coinvolgimento delle donne»

Nel suo discorso al Senato il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha dedicato grande spazio alla questione della parità di genere. La parola “donne” è stata infatti pronunciata ben 10 volte, superata solo da “cittadini” (11), “lavoro” (16), “pandemia” (18) e programma (19).

Draghi si è inizialmente soffermato sulle difficoltà che il genere femminile sta vivendo in conseguenza del Covid-19, sottolineando come a perdere il lavoro in questo anno di pandemia siano stati principalmente i giovani e le donne.

«La diffusione del virus ha comportato gravissime conseguenze anche sul tessuto economico e sociale del nostro Paese. Con rilevanti impatti sull’occupazione, specialmente quella dei giovani e delle donne. Un fenomeno destinato ad aggravarsi quando verrà meno il divieto di licenziamento».

Ma il Presidente ha anche sottolineato come gli squilibri nel nostro Paese siano un retaggio del passato. Una situazione che negli anni è migliorata ma sulla quale è ancora necessario fare interventi importanti e incisivi, soprattutto per quanto riguarda il gap salariale e le posizioni dirigenziali ricoperte in numero non rilevante dalle donne.

«La mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne. Il divario di genere nei tassi di occupazione in Italia rimane tra i più alti di Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. Dal dopoguerra ad oggi, la situazione è notevolmente migliorata, ma questo incremento non è andato di pari passo con un altrettanto evidente miglioramento delle condizioni di carriera delle donne. L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo».

Interventi sul pay gap ma anche riforme che consentano alle donne di ridurre le ore dedicate al lavoro domestico non retribuito (il 75% è a loro carico) e di non dover scegliere più tra soddisfazione professionale e vita familiare. Una critica decisamente poco velata alle quote rosae la promessa di un maggiore impegno nel garantire ad entrambi i generi le stesse possibilità e gli stessi oneri.

«Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro. Garantire parità di condizioni competitive significa anche assicurarsi che tutti abbiano eguale accesso alla formazione di quelle competenze chiave che sempre più permetteranno di fare carriera – digitali, tecnologiche e ambientali. Intendiamo quindi investire, economicamente ma soprattutto culturalmente, perché sempre più giovani donne scelgano di formarsi negli ambiti su cui intendiamo rilanciare il Paese. Solo in questo modo riusciremo a garantire che le migliori risorse siano coinvolte nello sviluppo del Paese».

E’ necessario fare sempre la solita premessa: le cose non cambieranno di certo da un giorno all’altro. Questo discorso però si inserisce in quell’ottica di “primi passi” che chi ci governa può e deve compiere in direzione di una maggiore inclusione del genere femminile negli interventi e nelle scelte della politica. Perché questo Paese non può essere davvero grande se esclude e limita la metà delle sue “migliori risorse”.

Possiamo dire che per l’Italia oggi è un bel giorno.

Eleonora Panseri

Qui trovate il testo integrale del discorso del Presidente.

Wikipedia Creative Commons

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