Le donne che hanno lasciato il segno nel 2020

Un anno sicuramente buio, quello che sta per concludersi, in cui però la luce delle donne non ha smesso di brillare. D’altronde, le stelle risplendono meglio nella completa oscurità. Ecco un elenco, non esaustivo e senza pretese, per ricordavi alcune tra le personalità femminili che secondo noi hanno fatto la differenza nei 366 giorni più interminabili del secolo.

Dopo mesi segnati dalla pandemia non possiamo non iniziare con le donne che si sono distinte in campo scientifico.

Le ricercatrici dell’Istituto Spallanzani di Roma, Marta Branca, Maria Rosaria Capobianchi e Francesca Colavita, le prime ad isolare il virus Covid-19 in Italia. Incarnano alla perfezione l’importanza del lavoro di squadra e l’efficacia della competenza femminile.

È anche grazie al loro lavoro se Ozlem Tureci ha potuto sviluppare il primo vaccino approvato dall’Ema. Di origini turche ma nata in Germania, è medico e co-fondatrice insieme al marito della BioNTech. Al centro dei suoi interessi c’è anche lo sviluppo di un vaccino contro il cancro, al quale lavora da almeno un decennio.

Tornando un po’ indietro, tutto ciò che sappiamo sulla gestione cinese del virus lo dobbiamo a Zhang Zhan. Ex avvocata, con lo scoppio della pandemia non ha esitato ad imbracciare la telecamera per documentare la condizione in cui versavano gli ospedali di Wuhan, la città ritenuta l’epicentro della diffusione pandemica. Accusata di aver “provocato litigi e problemi”, è stata condannata a quattro anni di carcere dopo un’udienza lampo. L’ingiustizia non ha piegato la sua volontà: poco dopo il suo arresto, avvenuto a maggio, ha iniziato uno sciopero della fame.

Sempre in tema pandemia, ricordiamo Jacinda Adern e Sanna Marin: rispettivamente prima ministra neo zelandese e finlandese, sono entrate nella storia anche per essersi distinte nella gestione dell’emergenza sanitaria. Entrambe hanno fatto della parità di genere il pilastro sul quale fondare la loro politica.

A proposito di politica, come non ricordare Kamala Harris. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d’America la carica di vicepresidente sarà ricoperta da una donna. E il discorso pronunciato dopo la vittoria ci fa ben sperare sul suo operato: «Sebbene io sia la prima a ricoprire questo incarico, non sarò l’ultima. Penso a intere generazioni di donne che hanno battuto la strada per questo preciso momento. Penso alle donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti, comprese le donne afroamericane, spesso trascurate ma che dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia».

Nell’agone politico si è fatta avanti anche Svetlana Tikhanoskaya, insieme alle colleghe Veronika Tsepkalo e Maria Kolesnikova. Quando i mariti di Tikhanoskaya e Tsepkalo, candidati alle elezioni presidenziali in Bielorussia, sono stati il primo arrestato e il secondo costretto a lasciare il paese, queste tre grandi donne si sono unite contro Alexander Lukashenko, presidente uscente dell’”ultima dittatura d’Europa”. Hanno ottenuto un consenso inaspettato e, quando è stato comunicato il risultato delle elezioni, apparentemente vinte da Lukashenko, i loro sostenitori sono scesi in piazza, insieme al resto dell’opposizione, per protestare. Davanti al rifiuto del presidente di accettare la sconfitta, l’UE non ha riconosciuto il nuovo presidente. Anche se Tikhanoskaya è stata costretta all’esilio in Lituania e Kolsnikova è stata arrestata, il loro coraggio rimane un esempio.

Così come ci siano d’esempio le donne che hanno sacrificato la vita in nome della libertà. La prima è Helin Bölek, attivista e cantante turca di 28 anni. Se n’è andata ad aprile dopo 288 giorni di sciopero della fame. Protestava per denunciare la persecuzione politica in Turchia e il veto posto dal governo sui concerti del gruppo musicale al quale apparteneva. Infatti, dal 2016 le esibizioni del “Grup Yorum” erano state proibite.

E poi c’è Ebru Timtik, avvocata turca che lottava per l’equo processo. Anche lei ha scelto lo sciopero della fame. Anche la sua voce è rimasta inascoltata, fino alla morte in un carcere di Istanbul. Era stata arrestata 18 mesi prima con l’accusa di legami con il Fronte Rivoluzionario della liberazione popolare (Dhkp), un gruppo considerato terroristico da Ankara.

«Il posto delle donne è là dove si prendono le decisioni», anche Ruth Bader Ginsburg non è più tra noi, ma ci ha salutati dopo 87 anni vissuti da combattente. Nota per essere stata giudice della Corte Suprema statunitense per 27 anni, è considerata un’icona della lotta per i diritti civili. La sua sensibilità, progressista e moderata allo stesso tempo, le ha permesso di firmare storiche decisioni in tema di parità di genere e aborto. Pioniera fino alla fine, prima donna e prima persona di fede ebraica la cui camera ardente sia stata allestita al Campidoglio (sede del Congresso degli Stati Uniti d’America).

Il Premio Nobel per la Letteratura 2020 è stato assegnato a Louise Elisabeth Glück, poetessa americana. Nel ’93 già vincitrice del prestigioso Premio Pulitzer con la raccolta “L’Iris selvatico” (“The Wild Iris“), ha ricevuto il Nobel per «la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza individuale».

Quest’anno le donne hanno raggiunto importanti risultati anche nel mondo del calcio, uno sport spesso ritenuto appannaggio esclusivo degli uomini. I primi (ma non unici) due nomi che ci vengono in mente sono quello della campionessa nostrana Sara Gama e dell’arbitra Stéphanie Frappart. La prima, 31 anni, madre triestina e padre congolese, capitana della Juventus e della Nazionale femminili, già consigliera della Figcil dal 2018, il 30 novembre 2020 è stata eletta vicepresidente dell’Associazione italiana calciatori. Una decisione storica: non era mai successo che una donna ricoprisse questo ruolo. La seconda, 36 anni e una carriera incredibile, è stata la prima donna arbitro ad aver diretto una partita di Champions League, Juventus-Dinamo Kiev, il 2 dicembre scorso.

A proposito di “prime volte” nostrane, dal 1 dicembre la professoressa Antonella Polimeni è la prima rettrice dell’università di Roma la Sapienza, la più grande università d’Europa, in 717 anni della sua storia. E Margherita Cassano a luglio è stata eletta all’unanimità presidente aggiunta della Cassazione, riuscendo ad arrivare lì dove nessun’altra era riuscita.

Chiudiamo con la speranza per il futuro. Per il “Time” è una scienziata di 15 anni. Gitanjali Rao è la prima “Kid of the year” della storia. Inventrice di un dispositivo per rilevare la presenza di piombo nell’acqua e di un’app che individua episodi di cyberbullismo, ha detto: «Il mio obiettivo non è solo inventare qualcosa per risolvere problemi, ma anche essere da esempio per gli altri. Se io lo posso fare, tu lo puoi fare».

Chiara Barison ed Eleonora Panseri

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