Nonna*

Se chiudo gli occhi posso ancora sentire sotto le dita i tuoi zigomi sodi di ragazza. Mi piaceva accarezzarti e chiederti quale fosse il tuo segreto. Nessun trucco, nessuna crema. Solo genetica. La stessa che si manifesta prepotentemente sul mio viso. Mi guardo allo specchio, e ti vedo.

Te ne sei andata in silenzio, l’ultima presa di posizione nei confronti di una vita che ti ha dato tanto e tolto altrettanto. Negli ultimi anni ti ha privata della memoria, di quei ricordi cui eri tanto affezionata.

Al collo portavi il viso del bambino che troppo presto era andato via da te, lasciandoti un vuoto enorme. Cercavi di colmarlo con un ciondolo che ogni tanto guardavi con orgoglio, gli occhi velati dalle lacrime.

Poi è stato il momento di tuo marito, anche lui all’improvviso. Portato via da un Dio della cui esistenza a tratti dubitavi.

Ma nessuno dei due ha mai lasciato davvero questa Terra. Vivi più che mai nelle tue parole.

La tua infanzia difficile, fatta di dolore e rinunce ti aveva segnata nei modi, a tratti bruschi. Ricordo i tuoi piccoli pugni battuti sul tavolo quando volevi sottolineare un concetto. Ti tradivano gli occhi, dolci e brillanti, l’opposto della forza che ostentavi. Gli stessi occhi con cui a volte guardavi spaesata il mondo che cambiava troppo velocemente per una come te, eterna ragazza anni ’50.

Abbiamo discusso, credevi che l’emancipazione femminile fosse una mia fantasia di bambina viziata. Tu eri stata fortunata. Instancabile lavoratrice e moglie devota di un uomo che ti amava e rispettava. Stavi bene così, protetta e indipendente. Tuo malgrado sei stata femminista. Hai passato 37 anni sola, senza bisogno di nessuno che non fossero i tuoi figli o i tuoi nipoti. Fiera nella solitudine che portavi come uno scialle. Troppo occupata a lavorare a macchina per piangerti addosso, ti concedevi qualche momento di malinconia.

Perdonami per averti capita fino in fondo solo ora, come chi è troppo cieco per vedere le cose prima che svaniscano.

Ti immagino in sella della tua bicicletta verde, a pedalare in un luogo in cui non esiste dolore. Finalmente non puoi più cadere.

Chiara Barison

*può sembrare un articolo atipico per questo blog, ma ho deciso di rendere omaggio a mia nonna soprattutto in quanto donna.

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